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Salvaguardiamo il Mediterraneo

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Le coste italiane subiscono tra i maggiori impatti dell’inquinamento da plastica del Mediterraneo proprio perché sono tra le più lunghe ed esposte.
Nelle acque italiane infatti, la concentrazione di plastica galleggiante è tra le più alte del Mediterraneo, nello specifico, i frammenti plastici possono raggiungere fino ai 20 g per metro cubo nel nord dell’Adriatico, nella zona del delta del Po, e nella laguna di Venezia, zone in cui le aree urbane e cittadine sono strettamente legate al mare.

Gli oggetti di plastica più comuni ritrovati sono tappi, bastoncini cotonati e pezzi di polistirolo (rispettivamente 8% ognuno), bottiglie e contenitori per alimenti (6%), bicchieri, cannucce e posate monouso (4%), senza contare gli oggetti più difficili da eliminare, i frammenti plastici di piccole dimensioni.
Questi sono i rifiuti più frequenti da trovare in mare (circa il 17% dei rifiuti totali) e purtroppo sono estremamente pericolosi perché ingeriti dagli animali.

Una tartaruga su due del Mediterraneo ha mangiato plastica

Un articolo del Times analizza uno studio su 102 tartarughe marine. Sono state ritrovati 800 pezzi di plastica lunghi almeno 5 mm. Le tartarughe del Mediterraneo sono risultate le più contaminate (alcune contenevano più di 500 frammenti).
L’ingerimento di materie plastiche da parte della fauna, oltre a provocare la morte di migliaia di specie, lascia negli organismi, solitamente pescati e serviti nelle nostre tavole, piccoli residui facilmente ingeriti anche da noi.

Le nostre coste e la varietà della fauna marina del Mediterraneo sono meraviglie invidiate da tutto il mondo.
Basta davvero un piccolo gesto quotidiano di ognuno di noi per salvare e salvaguardare le nostre coste.

Questa estate non fare il bagno nella plastica… ricicla con iRyciclo Play!

Fonti: WWF The Times Il Mattino