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Nazioni Unite: poche soluzioni per l’emergenza climatica

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Il 23 Settembre a New York si è concluso l’incontro delle Nazioni Unite per discutere dei problemi globali.
Nel 2015 a Parigi si erano stilati alcuni punti fondamentali da rispettare affinché ogni Nazione facesse la propria parta nell’abbattimento dell’emissioni di CO2. Sfortunatamente, dal 2015 al oggi, l’emergenza ambientale è tutt’altro che migliorata. Gli ultimi 5 anni sono stati tra i più caldi mai registrati, e di questo passo, entro la fine del secondo, la temperatura aumenterà di 3° rispetto alla media.

L’impegno di Donald Trump sull’argomento è pressoché nullo (lo dimostra la sua presenza alla conferenza di pochi minuti), troppi sono gli interessi economici delle industrie statunitensi. La guerra politica tra Stati Uniti e Cina influisce sul reale impegno da parte di quest’ultima ad avviare un processo di abbattimento delle emissioni. La Russia rimane un paese dai grandi interessi commerciali nella vendita di gas e combustibili fossili: nonostante abbia confermato le promesse di Parigi del 2015, non ha presentato alcun piano di azione concreto.

L’Unione Europea sembra dare qualche segnale di impegno. In particolare, la cancelliera tedesca Angela Merkel ha confermato un piano da 54 miliardi di euro per dimezzare le emissioni di anidride carbonica rispetto ai livelli del 1990.

Con molta delusione, l’impegno dei grandi Stati del mondo è ancora irrisorio.
Ma questo non deve demoralizzarci.
Il Pianeta appartiene ad ognuno di noi e siamo tutti chiamati a lanciare un segnale di cambiamento per preservarlo… le Nazioni Unite non potranno ignorarci per sempre!

Il Post