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Poliuretano: riciclare con un batterio

Abbiamo parlato diverse volte del problema della plastica che non viene smaltita legalmente, ma che purtroppo finisce in natura.

La plastica in numeri

Si stima che ogni anno, in Europa, si producano 359 milioni di tonnellate di plastica ad uso alimentare/domestico.
Con circa 3,5 milioni di tonnellate prodotti ogni anno, i poliuretani sono al quinto posto dei polimeri sintetici più richiesti in Europa: sono utilizzati soprattutto come schiume e materiali isolanti in articoli come pannolini, scarpe sportive e spugne da cucina.

Sono tutti prodotti che spesso finiscono in discarica perché troppo difficili e costosi da riciclare.

A questo proposito non solo il riciclo chimico, ma anche il degrado biologico può rappresentare una strada importante da percorrere.

Scoperto il batterio che può riciclare il poliuretano

Gli scienziati hanno scoperto un batterio, trovato in un sito di rifiuti in cui era stata scaricata la plastica, che è il primo ad essere noto per attaccare il poliuretano.
La ricerca, pubblicata sulla rivista Frontiers in Microbiology, ha identificato un nuovo ceppo di batteri Pseudomonas, una famiglia nota per la sua capacità di resistere a condizioni difficili, come alte temperature e ambienti acidi
I ricercatori hanno scoperto che i batteri possono utilizzare questi composti come unica fonte di carbonio, azoto ed energia.

Altre ricerche in campo naturale

Già nel 2017 uno studio aveva rivelato che le larve delle tarme della cera sono in grado di mangiare sacchi di polietilene. Più tardi, nel 2018 alcuni scienziati avevano rivelato di aver accidentalmente creato un enzima mutante in grado di rompere le bottiglie di plastica PET consentendo potenzialmente il riciclaggio completo.