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Da Bruxelles la strategia per il riciclo degli imballaggi

 

Per mantenere l’impegno che vede il raggiungimento del 55% del tasso di riciclaggio previsto dall’agenda 2030, le aziende di tutto il modo devono correre ai ripari per smuovere una percentuale ancora troppo bassa. Si consideri che il 60% dei rifiuti plastici prodotti dall’Unione Europea sono imballaggi.

La Corte dei Conti Europea non si dimostra fiduciosa, anzi, afferma che l’Ue non riuscirà ad assicurare la promessa fatta a favore dell’ambiente se non ci sarà un incremento tassativo. Questa sfiducia sembra essere inevitabile siccome nel 2021 ci sarà il divieto di esportazione del materiale plastico (escluso quello riciclabile) e con il rischio di un aumento del commercio illegale. Serve un cambiamento immediato e in questi giorni la tavola rotonda di Bruxelles sta esaminando la questione, che attualmente vede maggiore il materiale incenerito e minore quello raccolto e riciclato.

Spiega la Corte dei Conti europea che “la modifica della direttiva sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio ha introdotto criteri più rigidi per il calcolo dei tassi di riciclaggio. Le attuali cifre sono lungi dall’essere precise o confrontabili tra uno Stato membro e l’altro”. Inoltre, sempre la Corte dei Conti Europea, ha evidenziato la forte richiesta di materiali plastici usa e getta, che in tempi di Covid-19, il mercato mondiale sta incentivando di continuo. Questo dato ci fa capire quanto la plastica rappresenti ancora un materiale di primissima utilità e di tendenza. Se non lo si convertirà in soluzioni di riciclo continuerà a rappresentare un pericolo per noi e per la nostra terra.

fonte art. (ilfattoquotidiano.it) di Luisiana Gaita 6 ottobre 2020