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Ambientalisti al Governo

100 Miliardi di euro per la Decarbonizzazione e uno sviluppo dell’Economia Circolare.

Dopo l’appello congiunto a fine anno scorso e la successiva convocazione di Legambiente, Greenpeace e Wwf da parte del premier (allora in pectore) Mario Draghi gli ambientalisti tornano alla carica elaborando – insieme ai colleghi di Kyoto Club e Transport&Environment – un pacchetto di proposte legato alla decarbonizzazione per il nuovo Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) che sta elaborando l’esecutivo.

Le novità, rispetto alla bozza approvata dal Governo Conte, potrebbero essere significative. spendere per innovare».

Soprattutto, gli ambientalisti chiedono che i capitoli di spesa siano accompagnati da un programma di riforme in supporto alle strategie settoriali di lungo periodo per ciascuna delle “dimensioni significative” individuate (ovvero rinnovabili, trasporti, efficienza energetica, industria).

Per quanto riguarda le rinnovabili, ad esempio, per gli ambientalisti il Pnrr «dovrà essere in grado, partendo dalla riforma delle autorizzazioni, di portare almeno 6.000 MW di rinnovabili elettriche l’anno, con interventi attenti a minimizzare il consumo di suolo».

Una richiesta che parte dalla constatazione di uno stato dell’arte opposto: «Le rinnovabili sono competitive sul mercato italiano, il loro sviluppo è bloccato dall’impossibilità di ottenere autorizzazioni in tempi ragionevoli e da un mancato completamento delle policy nazionali. Con l’evidente e proverbiale rischio, però, di gettare il bambino con l’acqua sporca per un approccio tecnologico alla gestione di rifiuti che è ancora in corso di definizione ma che potrebbe portare a importanti vantaggi per le frazioni ad oggi più difficili da recuperare.

Sullo stesso filone s’inserisce la richiesta di promuovere «uno sviluppo dell’economia circolare che rende marginale l’uso energetico dei rifiuti», che è però già tale almeno nel nostro Paese, mentre le direttive Ue sull’economia circolare chiedono piuttosto di rendere “marginale” lo smaltimento in discarica (massimo 10% per i rifiuti urbani al 2030, in Italia siamo al 21%) mantenendo al penultimo gradino della gerarchia di gestione rifiuti il recupero energetico.