La raccolta differenziata in Italia, un domani eco-sostenibile.

L’Italia al secondo posto in Europa, dopo la Germania, in economia circolare per la capacità di intercettare i materiali.

Quasi tutti “i materiali hanno superato gli obiettivi previsti, soltanto plastica e legno necessitano di incrementi sia per la raccolta che per il riciclo.

La nascita del ministero della Transizione ecologica è parte di quel percorso di costruzione che vede il nuovo governo impegnato nella realizzazione di una nuova visione strategica delle politiche ambientali. È necessario avere a disposizione servizi sempre più smart che consentano la condivisione delle informazioni, la creazione di una rete al servizio delle istituzioni e dei cittadini per sviluppare e far acquisire la piena consapevolezza che le loro abitudini condizionano il nostro modo di vivere.

Le quantità gestite dai consorzi di filiera registrano un aumento di oltre il 18% sul 2018 (6,4 milioni di tonnellate di materiali). I dati (si osserva) fanno riferimento agli anni 2018 e 2019 (periodo di vigenza dell’Accordo quadro Anci-Conai, 2014-2019) e dei relativi allegati tecnici, in termini di quantità di rifiuti di imballaggio raccolti, della loro qualità e dei corrispettivi economici riconosciuti ai convenzionati dai sei consorzi di filiera: CiAl (alluminio), Comieco (carta), Corepla (plastica), Coreve (vetro), Ricrea (acciaio) e Rilegno (legno). Il sistema Anci-Conai nel biennio 2018-2019 ha permesso di superare in alcune categorie gli obiettivi di preparazione per il riutilizzo e riciclo fissati al 2030. Che si possono considerare “sostanzialmente raggiunti a livello nazionale, con eccezione di carta e plastica”.

“Come Associazione abbiamo garantito il rispetto delle condizioni previste dall’accordo quadro Anci-Conai appena concluso, e faremo lo stesso per il nuovo accordo 2020-2024, firmato lo scorso anno (mette in evidenza Enzo Bianco, presidente del consiglio nazionale dell’Anci) tuttavia per perseguire i benefici dell’economia circolare serve uno sforzo congiunto visto che dai rapporti emerge a livello nazionale, la convivenza di due macroaree: Nord e Centro-Sud. Con questi interventi si potrà recuperare il gap di impianti che aggrava la distanza tra le due macroaree”.

Dai due rapporti emerge anche un aumento dei corrispettivi riconosciuti dai consorzi di filiera: nel 2019 sono stati in tutto oltre 601 milioni di euro, con un incremento del 15,49% rispetto al 2018.

Conferma per la diffusione capillare dell’accordo Anci-Conai: i Comuni coperti da almeno una convenzione sono stati 7.839 nel 2018 e 7.847 nel 2019, rispettivamente pari al 98,55 e al 99,15% del totale e per una popolazione complessiva di 59.524.019 abitanti nel 2019. La gestione dei materiali all’interno del sistema dei consorzi è molto più frequente nelle regioni del Nord rispetto al resto del Paese.

“I numeri danno nuova conferma dell’importanza del sistema consortile nel suo ruolo di sussidiarietà al mercato – afferma Luca Ruini, presidente Conai – permettendo all’economia circolare italiana di mantenere un ruolo di leadership nel panorama europeo.

Noi di iRyciclo, diamo man forte al paese con i nostri progetti. I nostri eco-raccoglitori incentivano il riciclo, sostengono le piccole, medie e grandi imprese, le attività locali, le aziende, gli enti e tutti coloro che appoggiano i nostri ideali, con il digital signage, la pubblicità multimediale, e tutti i nostri incentivi.

Al sostegno di una transazione tecnologica nel campo della sostenibilità, guardiamo avanti col la speranza di un futuro più green e di un paese che possa continuare a crescere e migliorarsi.

Con idee e progetti che guardano avanti iRyciclo è in prima linea, oggi, con gli eco-raccoglitori e le nostre pubblicità sul web e su i monitor presenti nei macchinari, domani con un app che permetterà una crescita ancora più rapida, un contatto con i cittadini ancora più forte, e con un sostegno al paese ancora più intenso.

Da Londra a Bangalore a Venezia, aumentano le strade fatte di plastica riciclata

Una miglior tenuta e la riduzione dei costi si aggiungono al recupero delle plastiche

Cosa hanno in comune una strada nel Nord di Londra, una piazza di Bangalore e una via di Vercelli? Sono tutte e tre pavimentate con asfalti speciali che contengono plastica di scarto, impossibile da riciclare altrimenti.

L’idea di integrare nelle pavimentazioni stradali una parte dell’enorme massa di plastica che buttiamo via si sta diffondendo nel mondo, man mano che il problema dell’inquinamento da plastica diventa più acuto.

L’India la pratica già da un ventennio e ha pavimentato oltre 100mila chilometri di strade con asfalti di questo tipo, partendo proprio dalla città di Bangalore, pioniera di questa tecnologia elaborata in cooperazione fra la municipalizzata e l’università locale. I test congiunti, realizzati anche con il supporto del Laboratorio Stradale del Politecnico di Milano proprio a partire da Vercelli, hanno consentito di individuare le formulazioni che, grazie all’utilizzo di questi additivi, portano alla realizzazione di asfalti più sostenibili e duraturi, adatti a strade, autostrade, aree industriali e commerciali.

«I conglomerati bituminosi additivati con questi tecnopolimeri conferiscono alle pavimentazioni, a parità di spessore, un aumento significativo della vita utile, con conseguente riduzione dei costi di manutenzione e una resistenza alla deformazione permanente dovuta al carico d’esercizio», spiega Mapei.

Dai test emerge anche un aumento della resistenza alle escursioni termiche e ai raggi ultravioletti, che riduce l’apertura di buche nelle strade e di coneguenza i rischi, in particolare per moto e bici.

Il riciclo della plastica
Un numero crescente di studi ha dimostrato che le strade realizzate con questo tipo di asfalti hanno il potenziale per funzionare meglio delle strade tradizionali e anche per recuperare una quantità considerevole di plastica, evitandone la dispersione sul territorio. Ma dato che solo il 9% dei 350 milioni di tonnellate di plastica prodotta ogni anno viene riciclato, i sostenitori di questa tecnologia la considerano una delle strategie che possono aiutare a limitare i danni e a facilitare l’adozione delle pratiche fondamentali dell’economia circolare: ridurre, riutilizzare, riciclare.

Rischio di microplastica?
Michael Burrow, un ingegnere dell’Università di Birmingham autore di uno studio globale su questa tecnologia, sostiene che «l’uso di plastica di scarto nella costruzione di strade aiuta a migliorare sostanzialmente la stabilità, la resistenza, la durata e altre proprietà utili delle miscele bituminose, portando a una migliore longevità e migliori prestazioni della pavimentazione».

Sulla stessa linea sono molti suoi colleghi. McCartney sostiene, però, che per ogni tonnellata di bitume risparmiato si taglia una tonnellata di emissioni di CO2 e che il riscaldamento della plastica è ben all’interno dei limiti di sicurezza per le emissioni.

Un’altra preoccupazione è che le strade costruite con componenti di plastica producano microplastiche.

In generale, i fautori di questa tecnologia non lo considerano un pericolo, perché il materiale stradale è relativamente inerte. La principale origine delle microplastiche nel mondo, invece, è l’abrasione degli pneumatici sul manto stradale.Il vantaggio di riutilizzare un derivato dal petrolio come la plastica al posto di produrne uno nuovo, come il bitume, è comunque evidente: si tratta di un’applicazione da manuale delle regole di base dell’economia circolare.

E considerando che da qui al 2050 si va verso una produzione triplicata di plastica nel mondo, con le conseguenti montagne di rifiuti non biodegradabili che ci sommergeranno, annegarli nelle strade sembra un modo ragionevole di riutilizzarli.