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Da Londra a Bangalore a Venezia, aumentano le strade fatte di plastica riciclata

Una miglior tenuta e la riduzione dei costi si aggiungono al recupero delle plastiche

Cosa hanno in comune una strada nel Nord di Londra, una piazza di Bangalore e una via di Vercelli? Sono tutte e tre pavimentate con asfalti speciali che contengono plastica di scarto, impossibile da riciclare altrimenti.

L’idea di integrare nelle pavimentazioni stradali una parte dell’enorme massa di plastica che buttiamo via si sta diffondendo nel mondo, man mano che il problema dell’inquinamento da plastica diventa più acuto.

L’India la pratica già da un ventennio e ha pavimentato oltre 100mila chilometri di strade con asfalti di questo tipo, partendo proprio dalla città di Bangalore, pioniera di questa tecnologia elaborata in cooperazione fra la municipalizzata e l’università locale. I test congiunti, realizzati anche con il supporto del Laboratorio Stradale del Politecnico di Milano proprio a partire da Vercelli, hanno consentito di individuare le formulazioni che, grazie all’utilizzo di questi additivi, portano alla realizzazione di asfalti più sostenibili e duraturi, adatti a strade, autostrade, aree industriali e commerciali.

«I conglomerati bituminosi additivati con questi tecnopolimeri conferiscono alle pavimentazioni, a parità di spessore, un aumento significativo della vita utile, con conseguente riduzione dei costi di manutenzione e una resistenza alla deformazione permanente dovuta al carico d’esercizio», spiega Mapei.

Dai test emerge anche un aumento della resistenza alle escursioni termiche e ai raggi ultravioletti, che riduce l’apertura di buche nelle strade e di coneguenza i rischi, in particolare per moto e bici.

Il riciclo della plastica
Un numero crescente di studi ha dimostrato che le strade realizzate con questo tipo di asfalti hanno il potenziale per funzionare meglio delle strade tradizionali e anche per recuperare una quantità considerevole di plastica, evitandone la dispersione sul territorio. Ma dato che solo il 9% dei 350 milioni di tonnellate di plastica prodotta ogni anno viene riciclato, i sostenitori di questa tecnologia la considerano una delle strategie che possono aiutare a limitare i danni e a facilitare l’adozione delle pratiche fondamentali dell’economia circolare: ridurre, riutilizzare, riciclare.

Rischio di microplastica?
Michael Burrow, un ingegnere dell’Università di Birmingham autore di uno studio globale su questa tecnologia, sostiene che «l’uso di plastica di scarto nella costruzione di strade aiuta a migliorare sostanzialmente la stabilità, la resistenza, la durata e altre proprietà utili delle miscele bituminose, portando a una migliore longevità e migliori prestazioni della pavimentazione».

Sulla stessa linea sono molti suoi colleghi. McCartney sostiene, però, che per ogni tonnellata di bitume risparmiato si taglia una tonnellata di emissioni di CO2 e che il riscaldamento della plastica è ben all’interno dei limiti di sicurezza per le emissioni.

Un’altra preoccupazione è che le strade costruite con componenti di plastica producano microplastiche.

In generale, i fautori di questa tecnologia non lo considerano un pericolo, perché il materiale stradale è relativamente inerte. La principale origine delle microplastiche nel mondo, invece, è l’abrasione degli pneumatici sul manto stradale.Il vantaggio di riutilizzare un derivato dal petrolio come la plastica al posto di produrne uno nuovo, come il bitume, è comunque evidente: si tratta di un’applicazione da manuale delle regole di base dell’economia circolare.

E considerando che da qui al 2050 si va verso una produzione triplicata di plastica nel mondo, con le conseguenti montagne di rifiuti non biodegradabili che ci sommergeranno, annegarli nelle strade sembra un modo ragionevole di riutilizzarli.