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Sulla scia della sostenibilità

Ogni anno, nel mondo, l’uomo genera miliardi di tonnellate di rifiuti. Alcuni paesi hanno deciso di creare delle innovazioni per i rifiuti.

Come molti fenomeni umani, anche i rifiuti urbani generano disuguaglianze. La Banca Mondiale ha dimostrato, dati alla mano, che tutti producono rifiuti, ma solo i paesi a reddito “medio-alto” e “alto” possono contare su sistemi di raccolta quasi universali. Nei paesi a basso reddito, solo il 48% dei rifiuti prodotti viene poi raccolto, e solo nelle città: se ci si allontana dalle aree urbane, la percentuale di rifiuti raccolta cala drasticamente e si ferma al 26%.
Visto dalla spazzatura, il mondo è diviso in due. Gli esperti prevedono che i rifiuti urbani prodotti nel mondo aumenteranno fino a toccare quota 3,4 miliardi di tonnellate all’anno entro il 2050, correndo a un tasso di crescita più che doppio rispetto a quello che registrerà la popolazione del pianeta nello stesso periodo. Per ritrovare slancio e ottimismo dobbiamo guardare indietro, più che avanti. Con 499 kg di rifiuti urbani pro-capite nel 2019, l’Italia risulta in linea con la media Europea.
Produrre rifiuti è facile. Raccoglierli e trattarli in modo sostenibile, non lo è affatto. Guardando al futuro, poi, le cose possono solo farsi più complesse. Gli esperti prevedono che i rifiuti urbani prodotti nel mondo aumenteranno fino a toccare quota 3,4 miliardi di tonnellate all’anno entro il 2050, correndo a un tasso di crescita più che doppio rispetto a quello che registrerà la popolazione del pianeta nello stesso periodo.

Siamo in Europa. Secondo le statistiche elaborate Eurostat, nel 2019 il 48% dei rifiuti urbani prodotti è stato riciclato (attraverso il riciclo delle materie prime o il compostaggio). Questa quota era al 19% nel 1995.
Nel 2018, l’Unione Europea si è posta l’obiettivo di raggiungere entro il 2030 il traguardo del 60% di rifiuti riciclati a livello comunitario. Previsto anche un obiettivo intermedio del 55% entro il 2025. Per carta e cartone si punta a riciclare l’85% entro il 2030 e il 75% entro il 2025. Per la plastica l’obiettivo è di arrivare al 60% di materiale riciclato entro il 2030. T
Ma proseguiamo nella ricerca di segnali positivi, che a livello locale non mancano. Ad Amsterdam, per esempio, si sfrutta l’intelligenza artificiale per migliorare la raccolta dei rifiuti. Il team AI City ha sviluppato l’Urban object detection kit: installato su mezzi municipali, usa un algoritmo intelligente dotato di visione artificiale per identificare i rifiuti presenti sulle strade. Una volta identificata la spazzatura, condivide l’informazione con la società che si occupa della gestione dei rifiuti, comunicando la posizione dell’oggetto e la tipologia, con anche una percentuale che indica il grado di “certezza” che l’algoritmo assegna alla sua segnalazione.

In Austria invece è stato avviato un progetto di ricerca nazionale, chiamato “AI-Waste”, che punta a ottimizzare l’intero processo di raccolta e trattamento dei rifiuti, di nuovo, servendosi di tecniche di intelligenza artificiale. L’obiettivo è aumentare di almeno il 10% la quota di spazzatura riciclata a livello nazionale. Vi lavorano il Know-Center è l’Institute for Machine Vision and Display dell’Università di Graz.
L’Intelligenza artificiale è utilizzata anche a valle del sistema di raccolta, ovvero nel processo di trattamento e smistamento dei rifiuti. A Londra, la società Greyparrot ha messo a punto un software di visione computerizzata dotato di intelligenza artificiale per aumentare l’automazione nella fase di smistamento. Applicato a un braccio snodato, il software dà vita a un robot capace di differenziare i rifiuti.
Anche l’Italia fa la sua parte per innovare la filiera dei rifiuti.
Il merito è della piattaforma 2AS (Two Automatic System), adottata da numerose città italiane. E’ un sistema integrato per la raccolta dei rifiuti urbani composto da cassonetti connessi sparsi per la città, camion-robot che li “agganciano” e li svuotano in un ciclo che dura solo 69 secondi e senza che l’autista scenda dal mezzo. L’interfaccia uomo-macchina del camion per la raccolta è dotato di visione artificiale – di derivazione automotive – e software in grado di programmare il percorso: combinando Gps, sensori e Internet delle cose. Risultato: il camion va prima e solo dove ci sono rifiuti da ritirare.

Grazie a innovazioni come quelle il sistema 2AS, molte città hanno riconsiderare l’opzione che sfrutta cassonetti posizionati nei quartieri, rispetto alla tecnica di raccolta porta a porta. Con l’informatizzazione dei nuovi sistemi, la quota di raccolta differenziata non ne risente, anzi. Sfruttando i cassonetti connessi di Esa, il comune di Orbetello, per esempio, è passato dal 18% al 60% di raccolta differenziata in un solo anno. Altre esperienze descrivono una media di differenziata intorno all’80% raggiungibile in tre anni. A patto di affidarsi a sistemi di raccolta rifiuti di ultima generazione.

Il Covid e la pandemia della plastica
Tutto bene? Più o meno. L’emergenza Covid non ha risparmiato il settore della raccolta dei rifiuti. A livello locale, le società di raccolta hanno dovuto ridisegnare in tempo reale i servizi forniti introducendo misure di sicurezza per i lavoratori e comunicando nuove procedure agli utenti finali.

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