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Plastica monouso, il blocco Ue colpisce l’industria della carta

La Commissione sta ritoccando le linee-guida della direttiva sulla plastica.

La guerra europea contro la plastica potrebbe travolgere con sé anche la carta e la plastica biodegradabile. E la tempesta contro i piatti usa-e-getta e le forchettine di plastica potrebbe mettere a rischio anche i bicchieri di cartoncino come quelli delle bibite alla spina, i cartoni del latte, i piatti di carta riciclata, i bric di succo di frutta da pungere con la cannuccia, i coltelli di plastica biodegradabile e così via. Per i «plastebani» è tutta plastica orrenda da condannare.

L’industria europea della carta e del cartoncino è in allarme, e in Italia l’allarme è doppio, triplo, perché l’estensività della regola europea potrebbe paralizzare alcuni settori di cui c’è il primato come bicchieri e stoviglie di carta per la ristorazione veloce di cui l’Italia è il principale produttore europeo con il 35% del mercato. Non è un caso se nei giorni scorsi il ministro dello Sviluppo Economico, Giancarlo Giorgetti, ha incontrato a Bruxelles il commissario Paolo Gentiloni e se il ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani ha dovuto dire che le applicazioni sono sostenibili.

Il contesto, spiegato in breve. Spinta da tante persone sensibili all’ambiente che odiano la plastica, la Commissione Ue ha condotto un’indagine per capire quali plastiche insozzassero le spiagge europee. Filtri di sigaretta, pezzi di cassette per pesce, suole di infradito, frammenti di rete da pesca, bastoncini cotonati, piatti usa-e-getta, flaconi vuoti di candeggina, galleggianti da pesca e così via.

Ha varato la direttiva Sup (Single use plastics, plastiche usa-e-getta) che impone limitazioni all’uso di manufatti a uso singolo di plastica o contenenti parti di plastica, invece di rafforzarne il riciclo dopo l’uso. I principali produttori in Europa di piatti di plastica sottile (quelli bianchi di polistirolo) sono italiani.

’alternativa proposta dall’Europa non è la carta, riciclabile, o il biodegradabile, che si dissolve, bensì è lavare e riusare, con un impatto ambientale che da altri viene ritenuto peggiore per l’uso di acqua, energia per il riscaldamento e l’asciugatura, l’uso di tensioattivi e detergenti e per i problemi di igiene e sicurezza sanitaria suggeriti dall’epidemia.

Per diventare impermeabile ai liquidi anche la carta deve essere foderata con una pellicola di materiale plastico. E di plastica possono essere anche alcuni accessori dei contenitori di cartoncino per liquidi, come manici, cannucce allegate, tappi a vite e così via. Per le linee guida della Ue non c’è rimedio: se plastica c’è, plastica è.

E quindi se venissero confermate le regole anti-plastica, tutti potrebbero finire nel novero dei cattivi inquinatori, perfino i contenitori di carta per liquidi, perfino le plastiche biodegradabili di cui l’Italia è un produttore innovativo e fortissimo.

Ecco Antonio D’Amato, presidente della Seda (packaging alimentare): «Sembra che per Bruxelles il tema non sia più quello di evitare l’inquinamento marino e la dispersione dei rifiuti in plastica, ma quello di penalizzare gli imballaggi per alimenti monouso, di qualunque materia siano essi costituiti». Conferma Girolamo Marchi, presidente della Federazione Carta Grafica: «Condividiamo e sosteniamo l’azione dell’Italia su questo fronte così rilevante per l’ambiente e anche per la competitività del Paese».

Per i politici, ecco Giorgetti: «È uno di quei settori che pagherà il prezzo della transizione.