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Conto alla rovescia per l’obbligo di raccolta dei rifiuti tessili

La norma entra in vigore il 1° gennaio 2022: l’Italia ha anticipato la scadenza prevista dalle direttive Ue per il 2025 e le imprese della parte a monte della filiera si stanno attrezzando.

La pianificazione, la visione allargata e di medio e lungo periodo non sono le qualità migliori di noi italiani, ammettiamolo. Siamo – parlando in generale, si intende – artisti dell’improvvisazione, qualità che forse tanti ottimi pianificatori più o meno apertamente ci invidiano, singoli individui o Paesi che siano. A volte però nella vita delle persone e soprattutto delle aziende la pianificazione paga e conviene. Quello che sta succedendo con la messa al bando della plastica monouso è un buon esempio: essersi preparati per tempo avrebbe portato grandi vantaggi a tutti, ancora di più lo avrebbe fatto un lavoro di squadra tra aziende del settore, in Italia e in Europa.

A volte, però, nella vita delle persone e soprattutto delle imprese, la pianificazione – soprattutto se fatta in team – ripaga e ripaga. Ne sono un buon esempio le norme che entreranno in vigore il 1° gennaio 2022 sull’obbligo di raccolta differenziata e smaltimento dei rifiuti tessili. Il tessile è il quarto settore produttivo per l’utilizzo delle materie prime e delle risorse idriche dopo cibo, edilizia e trasporti.

Vista la rilevanza del settore, il pacchetto di direttive europee sull’economia circolare ha stabilito che ogni Stato membro dovrà istituire la raccolta differenziata dei rifiuti tessili a partire dal 1° gennaio 2025. L’Italia ha scelto di anticipare la data al primo gennaio 2022, tra poco più di cinque mesi. La media nazionale pro capite di raccolta di rifiuti tessili è di 2,6 chili per abitante, ma questi obiettivi, che l’Italia ha deciso addirittura di anticipare rispetto alle scadenze europee, secondo la ricercatrice di Ispra, «per l’Italia sono una grande opportunità». Stando alle analisi merceologiche che Ispra fa sui rifiuti urbani ci sono grandi possibilità di miglioramento, perché la percentuale di rifiuti tessili nell’indifferenziato è del 5,7%.

Il riciclo tessile è un lavoro che nei distretti, e in particolare in quello toscano, si porta avanti da molti anni, secondo Filippo Bernocchi, docente del Master in Circular economy della Luiss Business School. «Occorre però che il tutto venga messo a sistema: anticipare al 2022 l’avvio della raccolta, prima che l’Europa pubblichi la propria strategia – ha spiegato al Circular Talk di Ecomondo – è forse un po’ azzardato, ma di certo ha smosso le acque, anche se il lavoro da fare è molto». A partire da quello che Bernocchi definisce un «coacervo di norme da semplificare». La strada per costruite il sistema di raccolta è stata già indicata, ha sottolineato Bernocchi: «Nelle direttive europee fin qui emanate si afferma che la responsabilità estesa del produttore è lo strumento più agevole per raggiungere gli obiettivi fissati. Sarà importante partire da esperienze consolidate come quelle degli imballaggi, evitare conflitti di interesse, distribuire equamente la catena del valore». Per evitare il paradosso che il cittadino/consumatore, ha concluso il docente della Luiss, « debba pagare due volte, come consumatore che acquista e come cittadino che paga la tariffa sui rifiuti».

Fermo restando che occorre continuare a prepararsi alle scadenze del 2022 e 2025, la cosa più utile da fare, per qualsiasi tipo di rifiuto e di ciclo di raccolta e smaltimento o riuso, è produrre meno scarti e trovare il modo di reimmettere quanti più scarti possibili nel ciclo produttivo. È quello che stanno facendo tante aziende tessili, dimostrando che la capacità di pianificare in Italia esiste, eccome.

Esempi virtuosi di PMI che hanno continuato a investire e a progettare il futuro anche durante il Covid , che ha colpito duramente il più ampio settore tessile-moda-accessori, che vedrà una ripresa solo il prossimo anno. Ci impegniamo a continuare a scrivere su queste società, entro il 1 gennaio 2022 e oltre