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Slow Fashion: la moda punta alla sostenibilità

Cos’è lo Slow Fashion?

Tradotto letteralmente significa moda lenta, indica un diverso approccio al consumo che insegna al consumatore ad acquistare abbigliamento.

La richiesta delle persone verso una maggiore attenzione all’ambiente, evidenziando problemi legati alla sostenibilità sociale, ambientale ed economica, hanno spinto le aziende del mondo fashion a creare nuovi tessuti, caratterizzati o meglio mescolati con prodotti del settore enogastronomico. I prodotti Slow Fashion sono creati per durare nel tempo, realizzati quindi con materiali di qualità ed ecosostenibili e realizzati da manodopera pagata in maniera equa.

La risposta alla Fast Fashion

Un modo di vestirsi quindi che ha come obiettivi principali la salvaguardia del pianeta e il miglioramento delle condizioni lavorative. Questo tipo di moda si distanzia totalmente da quella che viviamo tutti i giorni, ovvero la fast fashion. Quella che ci porta letteralmente ad assaltare i negozi quando scattano i saldi per uscirne con un numero non quantificato di sacchetti pieni zeppi di abiti comprati a basso costo. La fast fashion, diversamente dalla slow fashion, non fa altro che alimentare la tendenza del consuma e getta.

Svantaggi come scarsa qualità, sfruttamento manodopera, inquinamento e mancato riciclo fanno sì che scegliere la slow fashion sia l’occasione di acquistare di meno ma con maggiore qualità e la certezza di una durata più lunga. Senza che tutto questo impedisca al consumatore di essere vestito alla moda.

I tessuti creati per lo Slow Fashion

Come già anticipato, nel mondo della ”moda lenta” troviamo numerosi tessuti legati al mondo enogastronomico tra cui:

  • Orange Fiber: un materiale derivato dagli agrumi e prodotto a Catania dall’azienda omonima; viene realizzato estraendo cellulosa dal pastazzo d’agrumi, ovvero quel residuo umido che resta al termine della produzione industriale di succo che non può essere riutilizzato ma gettato via come rifiuto.
  • Pinatex: una fibra tessile che si ricava dalla foglia dell’Ananas prodotta da una società di finitura tessile in Spagna. Simile alla pelle sintetica, ma ottenuta con diversi metodi di lavorazione. É prodotta in modo ecologico e completamente biodegradabile.
  • Wineleather: tessuto simile alla pelle animale, idea dell’architetto italiano Giampiero Tessitore. Ottenuto dalla vinaccia, materia prima derivante dalla produzione di vino le cui fibre e olive vengono trasformati in materiale ecologico.
  • Appleskin: tessuto prodotto a Bolzano dall’azienda Frumat che utilizza la buccia e il torso della mela. Realizzato al 50& da fibra di mela e 50% di Poliuterato. Fatto di materie prime biodegradabili provenienti da fonti rinnovabili, consente di ottenere un prodotto ecosostenibile al 100%.