Carioca: solo packaging e prodotti in plastica riciclata

La famosa casa produttrice di articoli di colori, cancelleria e similari promuove l’idea di riciclo e riuso.

È da Giugno 2020 che l’azienda leader nel settore ha lanciato una scommessa, quella di rilanciare una nuova logica di mercato che vede il riciclo come risorsa produttiva dei principali materiali prodotti, che sono: matite colorate, packaging e accessori per scuole e uffici.

“La plastica è stata sostituita utilizzando plastica riciclata da: per-consumer, recuperando da processi di produzione, per 42 tonnellate; post-consumer, con il nuovo materiale Ecoallene, 100% da riciclo poliaccoppiati, per oltre 40 tonnellate. Per il prossimo anno l’obiettivo è raddoppiare la quantità̀ di plastica da riciclo utilizzata e aumentare l’utilizzo di plastica riciclata post-consumo anche su altri prodotti in assortimento. L’ambizione di Carioca è rendere riciclo e riuso della plastica la fonte principale dei propri consumi.” (fonte www.adnkronos.com)

Lo stampaggio del materiale plastico in granuli, come viene spiegato nel sito di Carioca, “è in grado di produrre giornalmente oltre 2.000.000 di penne e pennarelli. La completa robotizzazione nell’assemblaggio degli articoli avviene grazie a sofisticate macchine elettromeccaniche equipaggiate con dispositivi di controllo per dare un alto standard qualitativo lungo l’intero processo di produzione.”

“La nostra missione, come afferma Giorgio Bertolo, il principale Director di Carioca, è offrire strumenti per potenziare e stimolare la naturale creatività̀ dei bambini.

Gli iRyciclo in provincia di Bologna. Guadagno per tutti!

Se hai seguito i nostri principali canali social sarai sicuramente a conoscenza della nuova installazione di iRyciclo Play.

Infatti, sabato 24 ottobre alle ore 11 sono stati inaugurati 3 eco raccoglitori per la raccolta differenziata incentivante di bottiglie flaconi e lattine di alluminio ai Conad di San Giovanni in Persiceto, San Matteo della Decima e sant’Agata Bolognese.

I cittadini potranno conferire seguendo le istruzioni audio e video dell’eco raccoglitore, ogni 5 pezzi inseriti riceveranno uno o più eco coupon da spendere al Conad o negli esercizi convenzionati, guardando il monitor potranno conoscere tutte le altre offerte.

Con gli eco raccoglitori di ultima generazione iRyciclo Play tutti ci guadagnano, i cittadini perché in cambio di rifiuti ottengono buoni da spendere, gli esercenti perché vedranno aumentare la clientela e la natura perché i rifiuti correttamente separati saranno riciclati per dare vita a nuovi prodotti, diminuendo gli sprechi e l’inquinamento da plastica, è incredibile come un piccolo gesto quotidiano possa cambiare la nostra vita, ci guadagna l’ambiente ci guadagni tu.

iRyciclo Play punta a offrire (a tutte le attività commerciali e non) maggiore visibilità, clientela e difende l’ambiente. Oggi il consumatore è sempre più green, “attento ai prezzi, alla qualità e alla natura”. È per questo che iRyciclo Play crede nella sinergia tra i sistemi green e le tecnologie innovative

Gucci Off the grid: tra natura e moda

Questo periodo storico che stiamo vivendo sta portando molte aziende a ripensare il loro assetto produttivo in chiave più sostenibile.

Gucci è una delle firme più prestigiose che ha ripensato alla produzione già da tempo decidendo di non seguire i tradizionali tempi di produzione del “calendario della moda“.

Un’attenzione maggiore rivolta all’economia circolare e all’uso di materiale riciclati è alla base della Gucci Circular Lines, linea pensata per chi ha a cuore l’ambiente.

Gucci Off The Grid

Di questa linea fa parte la Gucci off the Grid, collezione a cura di Alessandro Michele, i cui materiali utilizzati sono riciclati e biologici, provenienti da materie rinnovabili e da fonti sostenibili.

Tra gli altri materiale da cui sono composti i capi della collezione, anche l’ ECONYL®, ottenuto al 100% da scarti di nylon che includono reti da pesca abbandonate e altri articoli di plastica nocivi all’ecosistema marino.

Anche la campagna del lancio di questa collezione è assolutamente significativa: personaggi del calibro di Jane Fonda sono fotografati come abitanti della città trasferiti in una capanna sugli alberi nel cuore di una metropoli.

I capi e gli accessori sono gender neutral e tutta la collezione sembra voler rappresentare il dualismo tipico del nostro tempo tra necessità materiale e il bisogno di roconnettersi alla semplicità e alla natura.

Il piano di rilancio dell’Italia: più green e digitale

Qualche giorno avevamo parlato sulla nostra pagina Facebook del piano per il rilancio dell’Italia dopo la crisi da Covid-19.

Il Presidente Conte ha affermato «Non vogliamo ripristinare lo status quo, ma migliorare il Paese»

Il Piano non è ancora definitivo ma è interessante ripercorrere i punti salienti dello stesso:

1. Un Paese digitale

É il primo punto del piano Conte che parte puntando su una rete nazionale unica in fibra ottica e sul 5G.
Prevede investimenti per rafforzare la cybersecurity e per rendere maggiormente digitale l’Italia (intelligenza artificiale, robotica, servizi in cloud). Ed ancora la promozione dei pagamenti digitali, superare il digital divide grazie a voucher per famiglie e imprese, internet ultraveloce nelle aree rurali per sviluppare l’Agricoltura 4.0.

2. Migliorare le infrastrutture

Questo punto parte principalmente dall’intervento sulle infrastrutture dei trasporti per un Italia iperconnessa: dalle reti ferroviarie, ai porti, agli aeroporti. Miglioramento dell’edilizia urbana e rurale e riqualificazione dell’impiantistica sportiva, anche in vista delle Olimpiadi 2026.

3. Eco sostenibilità

Questo punto si focalizza particolarmente su economia circolare e green economy.Ad esempio ci sono in cantiere progetti per la creazione del marchio Italia sostenibile (Made Green in Italy), l’attuazione delle direttive europee sull’economia circolare; il Progetto “End of Waste” e “Zero Waste” (zero rifiuti in discarica e possibilità di dare nuova vita ai rifiuti tradizionali usandoli come materia prima per altre produzioni), il Green Public Procurement, la lotta agli sprechi alimentari e l’aumento del recupero delle eccedenze come strumento di inclusione sociale.

4. Economia più competitiva

In questo caso si parte principalmente dall’innovazione ( incentivo per i grandi progetti di automazione, intelligenza artificiale e per la transizione green dei sistemi produttivi).
Poi sostegno all’export: Piano straordinario di comunicazione per rilanciare l’immagine del Paese.

5. Filiera produttiva

Grande sostegno anche alla filiera produttiva: partendo dal turismo fino all’agricoltura con il progetto Agriturismo 4.0, passando per la filiera agroalimentare.

6. La Pa al servizio di cittadini e imprese

Punto focale la sburocratizzazione della Pubblica amministrazione, con il rafforzamento delle competenze organizzative del personale, seguito a ruota dalla digitalizzazione della Pa.

7. Investire in ricerca e formazione

Essenzialmente questo punto si concentra sull’innovazione dei sistemi di istruzione, adeguare la formazione alle esigenze del mondo del lavoro ecc…

8. Italia più inclusiva

Questo punto può essere riassunto in poche parole: rafforzamento del Welfare italiano.

9. Modernizzazione del sistema giuridico

Riforma del Codice Civile, Riforma del diritto societario e innovazione del diritto dello sport.

Kartell: il design del riciclo

Kartell non ha bisogno di tante presentazioni: marchio del design milanese che in 70 anni è stato l’espressione dell’estro dei più famosi creativi ed architetti.

Kartell Loves the planet

 

Sin dalla fondazione, Kartell ha ben chiarito la propria mission: il prodotto Kartell è un prodotto senza tempo, che nasce nel rispetto dellʼambiente e che è destinato ad occupare, al termine della sua funzione, spazi museali e patrimoni di collezionisti.

Kartell loves the planet è il manifesto industriale con il quale Kartell intende sottolineare il suo impegno per la sostenibilità e la tutela dellʼambiente.

La passione per lʼeccellenza, che guida lo sviluppo di Kartell dalle sue origini, porta lʼazienda a mettere al centro la responsabilità per lʼambiente e lʼattenzione alle buone pratiche di sostenibilità.

 

Le linee del marchio a tema sostenibilità.

Wood: utilizzando un procedimento industriale Kartell lavora il legno proveniente da foreste certificate con un consumo minimo di materia prima per ogni struttura che compone il prodotto.

Bio: un materiale derivato da scarti della produzione agricola.

Dopo una serie di processi per affinarne la composizione, questa biomassa diventa un materiale di primissima qualità, che Kartell ha sperimentato nello stampaggio come le altre materie plastiche.

Il materiale utilizzato per la collezione BIo vanta proprietà di biodegradabilità in acqua e terreno.
Il primo prodotto di questa linea è l’iconico mobile contenitore componibile, disegnato nel 1967 da Anna Castelli Ferrieri.

 

Riciclato: un tecnopolimero termoplastico riciclato al 100% derivante da materiale di accantonamento puro non contaminato da altri materiali.
L’uso di questo materiale garantisce la qualità estetica e i requisiti strutturali del prodotto riducendo le emissioni necessarie per la sua produzione.
Con questo materiale Kartell intende percorre una ulteriore strada nellʼimpegno alla sostenibilità ambientale utilizzando materiale riciclato e al tempo stesso ripulendo l’ambiente dagli scarti che tornano a esser materia prima attivando così un processo virtuoso di economia circolare.

Plasmix: la plastica non è tutta uguale

Quando si parla di plastica da riciclare è bene fare le dovute distinzioni tra i vari tipi di materiale.

Le categorie della plastica

Le materie plastiche più diffuse sul mercato sono:

– Polietilene (PE): sacchetti, flaconi per detergenti, giocattoli, altri imballi;
– Polipropilene (PP), con usi diversi: oggetti per l’arredamento, contenitori per alimenti, flaconi per detersivi e detergenti;
– Cloruro di polivinile (PVC): vaschette per le uova, film, tubi; è anche nelle porte, nelle finestre, nelle piastrelle;
– Polietilene tereftalato (PET): bottiglie per bevande, fibre sintetiche, nastri per cassette;
– Polistirene, anche detto polistirolo (PS): vaschette per alimenti, posate, piatti, bicchieri.

PET, PVC e PE permettono i migliori risultati in termini di recupero.

Plasmix: da rifiuto a risorsa

Un’altra categoria del riciclo della pastica, è quella conosciuta con il nome di Plasmix.

In ambito scientifico e legislativo (dal 2017) il plasmix è definito come: insieme di plastiche eterogenee incluse negli imballaggi post-consumo e non recuperate come singoli polimeri.

Plastica povera che costituisce la parte principale di quella derivante dalla raccolta differenziata. Questo materiale è prevalentemente bruciato come combustibile per il recupero energetico e solo una piccola percentuale finisce in discarica.

Ci sono aziende però che hanno visto nel plasmix una grande opportunità e hanno sperimentato l’applicazione dello stesso in diversi campi.

Prima tra tutte la collaborazione tra Pont-Tech, Regione Toscana e Revet col progetto Pro-Plasmix: con questo progetto, grazie al recupero e riciclo del plasmix, sono prodotti manufatti insutriali.

Eni, in collaborazione con Corepla, ha avviato un progetto di impiego del plasmix per creare una nuova materia prima dai rifiuti plastici: idrogeno e biocarburanti di alta qualità.

Anche Iren Ambiente ha capito la grande opportunità che può rappresentare il trattamento del plasmix. Ha infatti avviato un progetto da diversi milioni di euro, con cui costruirà due centri di riciclo delle materie plastiche, uno completamente dedicato al plasmix.

Questo permetterà ad Iren di divenire leader tra gli operatori nazionali nella selezione delle plastiche Corepla e nel trattamento del plasmix.

 

Il futuro Green dopo il Coronavirus

Il 1 Aprile 2020, in collaborazione con EcoFuturo, il Ministro dell’Ambiente Sergio Costa ha tenuto in video conferenza con i giornalisti ambientali un incontro definito “Conversazione sul Futuro“.

Un’occasione di rilancio Green del Paese

Secondo il Ministro quello che ci aspetta, quando l’emergenza sanitaria sarà domata, è “un’occasione di rilancio green del Paese.”

Questo è il momento più opportuno per incrociare il rapporto tra ambiente e salute per dare nuova linfa.

Tra i tanti argomenti trattati con i giornalisti del settore ambientale spicca quello degli eco-bonus.

Il Ministro infatti ha dichiarato che non ci sarà “alcuna deroga ai limiti sull’inquinamento” ma l’impegno ad “incentivare aziende e privati cittadini a spostarsi verso sistemi tecnologici meno impattanti, inserendo un credito di imposta per le imprese e un eco-bonus per i cittadini, entrambi non inferiori al 90% e con un ristoro del capitale più rapido rispetto ai 10 anni attuali, penso a circa 3-5 anni”.

Verso un nuovo modello produttivo

È proprio questo il momento di invertire il paradigma produttivo, abbandonando il vecchio modello lineare e infinito e mirare ad un modello di economia circolare

Direzione non condivisa con una parte politica che ha chiesto di sospendere il Green Deal Europeo e dirottare tutte le risorse per fronteggiare l’emergenza Covid-19, a cui però il Ministro risponde:

La disponibilità economica rimane. Dobbiamo invece capire come vogliamo ricostruire, se con il vecchio schema o invece facendo confluire le risorse finanziarie per dare nuova linfa che punti ad un nuovo paradigma. Non possiamo cedere alla logica del vecchio modello

“Questo è il momento della ripartenza economica”

Il Ministro ha poi affermato: le prossime leggi, quasi tutti decreti,  riguarderanno “semplificazione, sburocratizzazione e velocizzazione”, cercando di offrire delle garanzie ai cittadini, premiando “chi rispetta la norma”.

Per seguire tutta la conferenza qui

Economia circolare in Europa

Eurostat ha pubblicato i dati aggiornati al 2017 relativi all’utilizzo di materiale proveniente da prodotti riciclati in Unione Europea.
Una percentuale che ha oscillato tra l’11,1% e l’11,2% dal 2012, con un leggero aumento nel 2016 (11,4%)

In Italia la crescita maggiore

Nel periodo tra il 2010 e il 2017, il tasso di utilizzo di materiale circolare è aumentato in 15 dei 27 Stati membri dell’UE.
Gli aumenti più elevati sono stati registrati in Italia (+6%), Lettonia, Belgio, Austria e Paesi Bassi (tutti +5%).

Il calo maggiore in Lussemburgo (-15%) e in Finlandia (-11%), seguiti dalla Spagna (-3 %).

Percentuale di utilizzo di materiali provenienti da economia circolare nei paesi dell'UE

Tasso di circolarità dei materiali

La categoria di materiali con il più alto tasso di circolarità è quella dei minerali metallici ( 21,8%), seguiti dai minerali non metallici, come il vetro (14,7%); l’8,7% della biomassa (tra cui carta, legno, tessuti e altro) e il 2,5% dei materiali energetici fossili (tra cui plastica e combustibili fossili).

Economia Circolare: gli obiettivi della Commissione Europea

La Commissione Europea, all’interno del Pacchetto dell’European Green Deal – la nuova agenda europea per la crescita sostenibile –  ha stilato il Nuovo piano d’azione per l’economia circolare.

Il nuovo Piano introduce iniziative lungo l’intero ciclo di vita dei prodotti con lo scopo di rafforzare la nostra competitività proteggendo al tempo stesso l’ambiente e a dare nuovi diritti ai consumatori. Ci si concentra sulla progettazione e la produzione per un’economia circolare, con l’obiettivo di garantire che le risorse utilizzate siano mantenute nell’economia dell’UE il più a lungo possibile.

Le principali misure:

– i prodotti sostenibili devono diventare la norma nell’Unione,
– i consumatori devono essere responsabilizzati a ridurre i rifiuti,
– maggior attenzione ai settori che utilizzano più risorse e che hanno un alto potenziale di circolarità,
– garantire meno rifiuti, con l’obiettivo di evitare del tutto gli sprechi e di trasformarli in risorse secondarie di alta qualità.

L’economia circolare avrà benefici positivi in termini di crescita del PIL e di creazione di posti di lavoro: si prevedono circa 700.000 nuovi posti di lavoro e un possibile aumento deL PIL dell’UE di un ulteriore 0,5% entro il 2030.

Plastic free e Riciclo

Le parole più usate sulla questione ambientale sono di certo 2: plasticfree e riciclo.
Sono una l’antitesi dell’altra o due facce della stessa medaglia?

#PLASTICFREE

Plastic Free non è una legge, ma un vero e proprio movimento che si basa sulla consapevolezza di come la plastica sia un problema che riguarda l’intero ecosistema mondiale.
Nell’accezione più comune una vita Plastic Free significherebbe eliminare completamente la plastica dalla vita di tutti i giorni.

Ma è davvero possibile?
In realtà un primo e consistente cambio di rotta riguarda la plastica monouso: le materie plastiche monouso rappresentano la metà del consumo di plastica mondiale e possono finire solo in discarica, negli inceneritori o nell’ambiente in quanto non riciclabili.

Come ha dichiarato Andrea Minutolo, responsabile scientifico di Legambiente
«Il problema non è tanto la plastica in sé, ma l’utilizzo consumistico che se ne fa, la cultura dell’usa e getta e la gestione scorretta dei rifiuti.»

Si deve pensare su larga scala: non solo ai bicchierini del caffè, ai flaconi del detersivo o alle bottiglie delle bevande, si deve pensare all’impiego nella plastica in tutti quegli oggetti che hanno definito il progresso industriale del secolo scorso.

Di plastica sono fatti molti dispositivi medici, nell’industria farmaceutica sono di plastica i blisters delle medicine ecc…

Abolire completamente la plastica non è completamente realizzabile, almeno fino a che non sarà trovato un materiale che permetta le stesse performances.

Il riciclo è la risposta

 In fondo di plastica ne abbiamo già prodotta a milioni di tonnellate, ed è “un bel materiale, che virtualmente non ha mai un fine vita, e può essere riutilizzato un numero altissimo di volte, se gestito bene”, così Alessandro Trentini a “il Foglio

La plastica è, infatti, un materiale che potenzialmente può essere riciclato infinite volte. Il punto cruciale è avviare correttamente la plastica al processo di riciclo.

Secondo uno studio ad esempio nel 2016 in Italia sono stati prodotti 3,4 milioni di tonnellate di rifiuti in plastica: di questi solo il 29 per cento è stato riciclato.

Sono necessari, dunque, investimenti in ricerca per poter riciclare quantità di plastica sempre maggiori e un grande senso di responsabilità civile da parte di tutti i cittadini poiché il processo di riciclo parte dalla raccolta differenziata.

Per poter riciclare è necessario differenziare bene!

 

iRyciclo Play produce ed installa eco-raccoglitori per la raccolta differenziata incentivata

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Economia circolare e Made in Italy

Parliamo sempre più spesso di economia circolare. Ma cosa si intende esattamente?

ECONOMIA CIRCOLARE

L’economia circolare è un modello di produzione e consumo che implica condivisione, prestito, riutilizzo, riparazione, ricondizionamento e riciclo dei materiali e prodotti esistenti il più a lungo possibile.

In questo modo si estende il ciclo di vita dei prodotti, contribuendo a ridurre i rifiuti al minimo.
Una volta che il prodotto ha terminato la sua funzione, i materiali di cui è composto vengono infatti reintrodotti, laddove possibile, nel ciclo economico. Così si possono continuamente riutilizzare all’interno del ciclo produttivo generando ulteriore valore.

I principi dell’economia circolare contrastano con il tradizionale modello economico lineare, fondato invece sul tipico schema “estrarre, produrre, utilizzare e gettare”.

Il modello economico tradizionale dipende dalla disponibilità di grandi quantità di materiali e energia facilmente reperibili e a basso prezzo.

(fonte https://www.europarl.europa.eu/portal/en)

Economia circolare in Italia: le cifre

Il “Rapporto sull’economia circolare in Italia” del 2019, a cura di Fondazione per lo sviluppo sostenibile e Enea, ha rilevato che l’Italia è al quinto posto fra gli Stati membri dell’unione Europea per il tasso di utilizzo circolare di materia.

L’Italia si pone dietro a Paesi Bassi (29%), Belgio (20,6%), Francia (19,5%) e Regno Unito (17,2%) e davanti alla Spagna (8,2%).

Made in Italy ed Economia circolare

Se il numero riportato dal rapporto sull’economia circolare non ha rilevato grandissimi risultati in Italia, grande plauso meritano aziende (soprattutto create da giovani) che sono il connubio tra economia circolare e made in Italy.

The Circle: da impatto zero a impatto positivo.

The Circle è un’azienda agricola nata a Roma da 4 giovani laureati in biotecnologie: produce cibo senza creare alcun tipo di inquinamento e rifiuto utilizzando l’acquaponica.

L’acquaponica è una tecnica con la quale vengono accoppiati l’allevamento di pesci e la produzione di ortaggi.
Con questo sistema garantiscono una maggiore resa e una maggiore velocità di crescita delle piante coltivate.

L’alimentazione e la respirazione dei pesci in vasca producono ammoniaca e scarti organici che diventano fertilizzante per le piante.
L’acqua che non viene assorbita dalle piante torna pulita nella vasca dei pesci facendo si che ci sia un risparmio di acqua del 90%.

Pieces of Venice: l’amore per la propria città e la sostenibilità

Pieces of Venezia è un progetto ideato da Luciano e Karin Marson che hanno dato vita a collezioni di oggetti di design partendo da materiale di recupero della Laguna.

Sono infatti utilizzate le catene di navi, i pontili e le passerelle della città di Venezia, le ancore e le vecchie briccole di segnalazione dei canali della Laguna Veneta, che conoscono una nuova vita divenendo preziosi oggetti di design.

Le lavorazioni sono affidate ad aziende  con finalità di riscatto e riabilitazione sociale e il ricavato dell’asta di alcuni dei pezzi più pregiati (come il vaporetto o la gondola) sono interamente devoluti in beneficenza.

I fondatori hanno ulteriormente sottolineato l’impegno nei confronti della città lanciando l’iniziativa ‘Salva Venezia un pezzo alla volta’ contribuendo al mantenimento del decoro urbano.