iRyciclo Play per l’emergenza mascherine e guanti usati

La pandemia, oltre a sconvolgere gli equilibri dell’economia mondiale, mutando notevolmente le abitudini di commercianti e imprenditori, porta con se anche una pericolosissima minaccia raffigurata dalla dispersione di milioni di mascherine e guanti usati nell’ambiente.

Per quanto fosse difficile vietare cotton fioc e caannucce di plastica, la situazione sembrerebbe risolversi, ma vietare la produzione di mascherine e guanti non è assolutamente possibile, ora che tutti gli stati del mondo ne richiedono l’esportazione.

Dal sito greenme.it condividiamo l’esemplare attività ambientalista di Emily Stevenson, “meglio nota come “The Beach Guardian”, è una biologa marina che trascorre il suo tempo a pulire i litorali della Cornovaglia insieme a suo padre Rob e ai volontari dell’associazione di beneficenza Beach Guardian. Negli ultimi due mesi, Emily e tutta la squadra hanno raccolto 650 guanti di plastica e 250 mascherine sul breve tratto di costa tra Padstow e Newquay. ©Emily Stevenson“Stiamo trovando in media da cinque a dieci maschere ogni volta che puliamo” – racconta Emily, che sottolinea come oramai i DPI si trovano praticamente ovunque.”

Quel che non tutti sanno è che molte maschere hanno strati sottili di plastica, inclusi polipropilene, polietilene e vinile non riciclabili. Anche se smaltiti correttamente, finiranno in discarica o verranno inceneriti, rilasciando fumi tossici.

Per questo iRyciclo Play ha pensato di espandere il suo catalogo di Eco-raccoglitori progettandone uno nuovo a doc per il conferimento di mascherine e guanti usati. Con questo Eco-raccoglitore si potrà velocizzare la pratica di smistamento dei rifiuti classici con quelli speciali

riciclo

Cresce la produzione di sacchetti in plastica organica

Soprattutto negli ultimi anni si sta verificando una costante produzione di plastiche compostabili o organiche per sostituire la plastica tradizionale, che come tutti sanno è divenuta la principale minaccia del nostro pianeta. Il problema più comune che frena il ciclo rigenerativo delle materie di scarto è quello del conferimento sbagliato. Spesso infatti, molta plastica viene gettata nell’umido, senza nemmeno essere sciacquata a dovere per rimuovere i residui alimentari.

Di pari passo all’elevata produzione di plastiche organiche, purtroppo, anche le plastiche intese come ‘tradizionali’ continuano a essere prodotte in quantità troppo elevate.

Esistono altre soluzioni?

Oltre alla plastica organica, comunemente prodotta grazie all’impiego di mais, esistono altri materiali molto pratici a sostituzione della plastica che dovresti considerare: borse di lino, di canapa, di cotone, di tessuto, o di trame 100% biodegradabili come il feltro, la iuta, il nylon o la lana sono soluzioni pratiche per evitare scelte monouso, come accade ancora oggi nei supermercati.

Ricordiamo che la caratteristica principale delle plastiche compostabili sta nel poter essere adoperata per la produzione alternativa di fertilizzante. Diviene quindi importante differenziare con accuratezza tutti i materiali. Ecco perché nell’umido non va confusa la plastica compostabile con quella comune, se non si vuole compromettere il riciclo del materiale. È comunque consigliato scegliere i sacchetti di plastica organica sia per l’umido che per i diversi tipi di rifiuti.

fonte https://www.lagazzettadilucca.it/rubriche/2020/08/sacchetti-in-plastica-organica-aumenta-lutilizzo/

Kartell: il design del riciclo

Kartell non ha bisogno di tante presentazioni: marchio del design milanese che in 70 anni è stato l’espressione dell’estro dei più famosi creativi ed architetti.

Kartell Loves the planet

 

Sin dalla fondazione, Kartell ha ben chiarito la propria mission: il prodotto Kartell è un prodotto senza tempo, che nasce nel rispetto dellʼambiente e che è destinato ad occupare, al termine della sua funzione, spazi museali e patrimoni di collezionisti.

Kartell loves the planet è il manifesto industriale con il quale Kartell intende sottolineare il suo impegno per la sostenibilità e la tutela dellʼambiente.

La passione per lʼeccellenza, che guida lo sviluppo di Kartell dalle sue origini, porta lʼazienda a mettere al centro la responsabilità per lʼambiente e lʼattenzione alle buone pratiche di sostenibilità.

 

Le linee del marchio a tema sostenibilità.

Wood: utilizzando un procedimento industriale Kartell lavora il legno proveniente da foreste certificate con un consumo minimo di materia prima per ogni struttura che compone il prodotto.

Bio: un materiale derivato da scarti della produzione agricola.

Dopo una serie di processi per affinarne la composizione, questa biomassa diventa un materiale di primissima qualità, che Kartell ha sperimentato nello stampaggio come le altre materie plastiche.

Il materiale utilizzato per la collezione BIo vanta proprietà di biodegradabilità in acqua e terreno.
Il primo prodotto di questa linea è l’iconico mobile contenitore componibile, disegnato nel 1967 da Anna Castelli Ferrieri.

 

Riciclato: un tecnopolimero termoplastico riciclato al 100% derivante da materiale di accantonamento puro non contaminato da altri materiali.
L’uso di questo materiale garantisce la qualità estetica e i requisiti strutturali del prodotto riducendo le emissioni necessarie per la sua produzione.
Con questo materiale Kartell intende percorre una ulteriore strada nellʼimpegno alla sostenibilità ambientale utilizzando materiale riciclato e al tempo stesso ripulendo l’ambiente dagli scarti che tornano a esser materia prima attivando così un processo virtuoso di economia circolare.

Il Covid 19 minaccia il riciclo

Ci siamo emozionati quando, per il lockdown imposto per fronteggiare il Covid-19, la natura si è ripresa i propri spazi.

Le acque limpide, i satelliti hanno rilevato una netta riduzione di inquinamento atmosferico e smog, gli animali liberi nelle città.

Ci siamo posti delle domande: cosa succederà con la ripresa della vita “normale”?

Non era certo auspicabile che il trend restasse quello del lockdown, ma la ripresa ha messo in evidenza comportamenti che possono minare i progressi fatti finora con il riciclo, soprattutto della plastica.

I comportamenti poco sostenibili

La paura di contaminazione dei cibi ha portato ad una corsa all’acquisto di cibi confezionati, anche frutta e verdura.

Questo significa un aumento esponenziale di consumo di plastica monouso e da imballaggio.

Accanto a questa tendenza troviamo la crescente richiesta di cibi da asporto e spesa a domicilio, comportamenti che incrementano l’aumento di packaging monouso.

Questi comportamenti sono aggravati dallo stop, ricevuto negli scorsi mesi, della filiera del riciclo e soprattutto della diminuzione del costo del petrolio che quindi porta le aziende ad approvvigionarsi sempre meno della plastica da riciclo perchè meno conveniente.

Conseguenza di tutto ciò è una diminuzione del riciclo a favore di un aumento della produzione di plastica.

Mascherine e guanti: grande spina nel fianco per l’ambiente

Molti si indignano per la produzione smodata di guanti e mascherine monouso, necessari come dispositivi di protezione individuale per poter svolgere in piena sicurezza le attività giornaliere.

La vera indignazione dovrebbe essere invece rivolta al modo in cui questi dispositivi vengono raccolti.

Ne abbiamo già parlato in questo articolo, in cui esprimevamo le nostre perplessità riguardo l’educazione civica dei cittadini e del corretto smaltimento di questi prodotti.

Purtroppo dopo 2 settimane il trend non accenna a migliorare: sempre più mascherine abbandonate per strada, all’uscita dei supermercati e degli uffici.

iRycicloPlay: raccolta e riciclo SMART

iRycicloPlay produce ed installa ecoraccoglitori SMART: la raccolta è incentivante. I cittadini rispettano l’ambiente e guadagnano eco-coupon spendibili in attività commerciali aderenti.

Tutti sono spronati a fare la loro parte e contribuire a mantenere l’ambiente pulito!

Plasmix: la plastica non è tutta uguale

Quando si parla di plastica da riciclare è bene fare le dovute distinzioni tra i vari tipi di materiale.

Le categorie della plastica

Le materie plastiche più diffuse sul mercato sono:

– Polietilene (PE): sacchetti, flaconi per detergenti, giocattoli, altri imballi;
– Polipropilene (PP), con usi diversi: oggetti per l’arredamento, contenitori per alimenti, flaconi per detersivi e detergenti;
– Cloruro di polivinile (PVC): vaschette per le uova, film, tubi; è anche nelle porte, nelle finestre, nelle piastrelle;
– Polietilene tereftalato (PET): bottiglie per bevande, fibre sintetiche, nastri per cassette;
– Polistirene, anche detto polistirolo (PS): vaschette per alimenti, posate, piatti, bicchieri.

PET, PVC e PE permettono i migliori risultati in termini di recupero.

Plasmix: da rifiuto a risorsa

Un’altra categoria del riciclo della pastica, è quella conosciuta con il nome di Plasmix.

In ambito scientifico e legislativo (dal 2017) il plasmix è definito come: insieme di plastiche eterogenee incluse negli imballaggi post-consumo e non recuperate come singoli polimeri.

Plastica povera che costituisce la parte principale di quella derivante dalla raccolta differenziata. Questo materiale è prevalentemente bruciato come combustibile per il recupero energetico e solo una piccola percentuale finisce in discarica.

Ci sono aziende però che hanno visto nel plasmix una grande opportunità e hanno sperimentato l’applicazione dello stesso in diversi campi.

Prima tra tutte la collaborazione tra Pont-Tech, Regione Toscana e Revet col progetto Pro-Plasmix: con questo progetto, grazie al recupero e riciclo del plasmix, sono prodotti manufatti insutriali.

Eni, in collaborazione con Corepla, ha avviato un progetto di impiego del plasmix per creare una nuova materia prima dai rifiuti plastici: idrogeno e biocarburanti di alta qualità.

Anche Iren Ambiente ha capito la grande opportunità che può rappresentare il trattamento del plasmix. Ha infatti avviato un progetto da diversi milioni di euro, con cui costruirà due centri di riciclo delle materie plastiche, uno completamente dedicato al plasmix.

Questo permetterà ad Iren di divenire leader tra gli operatori nazionali nella selezione delle plastiche Corepla e nel trattamento del plasmix.

 

Ferrarelle per un mondo a impatto -1

Il gruppo Ferrarelle è un marchio storico del made in Italy che colloca, nelle 4 sedi sul territorio italiano, 450 dipendenti.
Proprietario dei marchi Ferrarelle, Natìa, Santagata, Roccafina, Vitasnella, Le linfe di Vitasnella, Boario e Fonte Essenziale il gruppo lavora nel rispetto delle risorse naturali adottando soluzioni attente all’impatto dell’azienda sull’ambiente.

L’attenzione all’ambiente

L’azienda è molto attiva nel rispetto e tutela dell’ambiente e lo fa con diverse iniziative:

– Insieme al FAI per la tutela del Parco Sorgenti Ferrarelle di Riardo (si occupano della piantumazione di nuovi alberi, danno vita ad un’apicoltura consapevole e valorizzano il parco con aree aperte al pubblico)
– Masseria delle Sorgenti è l’azienda incaricata di gestire gli 88 ettari del Parco Sorgenti Ferrarelle di Riardo dedicati alla coltivazione biologica.
– Dal 2017 è operativo il nuovo stabilimento di Presenzano dedicato alla produzione di preforme in R-PET (PET riciclato)

Da rifiuto a risorsa

Ferrarelle è la prima azienda di acqua minerale a sottrarre all’ambiente 23.000 tonnellate di plastica all’anno. Nello stabilimento di Presenzano si riciclano bottiglie di plastica PET per produrne di nuove fatte al 50% di R-PET (PET riciclato), il massimo consentito dalla legge italiana.

L’importanza del riciclo per Ferrarelle ha dato vita ad un nuovo progetto in collaborazione con Discovery Creative.
La campagna “Discovery For Good” lanciata per sensibilizzare sull’importanza del riciclo e di cui Ferrarelle è partner esclusivo, vede protagonisti Gabriele Corsi, Roberto Valbuzzi e Diego Thomas e sarà trasmessa su Canale Nove e Real Time.

La campagna  lanciata in occasione della Giornata mondiale del riciclo, sarà programmata in alcune giornate particolari in cui ricorrono giornate internazionali dedicate alla salvaguardia del pianeta e ai temi della sostenibilità:
22 marzo: Giornata mondiale dell’acqua
22 aprile: Giornata della Terra
5 giugno: Giornata mondiale dell’ambiente
8 giugno: Giornata mondiale degli oceani
8 luglio: Giornata internazionale del Mar Mediterraneo.

Tutte le immagini sono a scopo illustrativo

Hoop: il riciclo infinito della plastica

Ogni anno in Europa sono generati circa 25,8 milioni di tonnellate di rifiuti di plastica, di cui meno del 30% viene raccolto a fini di riciclaggio.
Anche in Italia continuiamo a consumare sempre più imballaggi in plastica: nel 2018 sono state consumate 2.292.000 tonnellate, che sono state avviate per il 44,5% a riciclo, per il 43% a recupero energetico e per il 12,5% in discarica.

Il problema della plastica mista

In questo quadro, la grande sfida è rappresentata dalla plastica mista (o plasmix) che è difficilmente riciclabile e rappresenta quasi la metà della plastica raccolta. Attualmente il processo di riciclo della plastica è di tipo meccanico (non solo in Italia ma anche in Europa); questo tipo di processo ha dei limiti nel riciclo infinito della plastica. Il riciclo meccanico, infatti, è adatto a riciclare materiali puri ed omogenei selezionati attraverso la raccolta differenziata, riscontrando invece difficoltà nella gestione di materiali multistrato o complessi.

Versalis: nasce HoopTM

 

Versalis, società chimica di Eni che opera a livello internazionale nei settori della chimica di base delle materie plastiche, delle gomme e della chimica da fonti rinnovabili, ha dato vita a Hoop™ progetto per lo sviluppo di una nuova tecnologia per riciclare chimicamente i rifiuti in plastica.

Versalis ha firmato un accordo di sviluppo congiunto con la società italiana di ingegneria Servizi di Ricerche e Sviluppo (S.R.S.), proprietaria di una tecnologia di pirolisi che verrà sviluppata ulteriormente per trasformare i rifiuti in plastica mista, non riciclabili meccanicamente, in materia prima per produrre nuovi polimeri vergini.

Versalis a Mantova realizzerà un primo impianto da 6.000 tonnellate l’anno, con l’obiettivo di progressivo passaggio di scala iniziando dai propri siti produttivi nazionali.

 

Un grande passo nel riciclo della plastica, che parte sempre però dalla giusta raccolta differenziata.

iRyciclo Play ha creato eco-raccoglitori per la raccolta differenziata incentivata di Plastica.

Fa la tua parte!

Plastic free e Riciclo

Le parole più usate sulla questione ambientale sono di certo 2: plasticfree e riciclo.
Sono una l’antitesi dell’altra o due facce della stessa medaglia?

#PLASTICFREE

Plastic Free non è una legge, ma un vero e proprio movimento che si basa sulla consapevolezza di come la plastica sia un problema che riguarda l’intero ecosistema mondiale.
Nell’accezione più comune una vita Plastic Free significherebbe eliminare completamente la plastica dalla vita di tutti i giorni.

Ma è davvero possibile?
In realtà un primo e consistente cambio di rotta riguarda la plastica monouso: le materie plastiche monouso rappresentano la metà del consumo di plastica mondiale e possono finire solo in discarica, negli inceneritori o nell’ambiente in quanto non riciclabili.

Come ha dichiarato Andrea Minutolo, responsabile scientifico di Legambiente
«Il problema non è tanto la plastica in sé, ma l’utilizzo consumistico che se ne fa, la cultura dell’usa e getta e la gestione scorretta dei rifiuti.»

Si deve pensare su larga scala: non solo ai bicchierini del caffè, ai flaconi del detersivo o alle bottiglie delle bevande, si deve pensare all’impiego nella plastica in tutti quegli oggetti che hanno definito il progresso industriale del secolo scorso.

Di plastica sono fatti molti dispositivi medici, nell’industria farmaceutica sono di plastica i blisters delle medicine ecc…

Abolire completamente la plastica non è completamente realizzabile, almeno fino a che non sarà trovato un materiale che permetta le stesse performances.

Il riciclo è la risposta

 In fondo di plastica ne abbiamo già prodotta a milioni di tonnellate, ed è “un bel materiale, che virtualmente non ha mai un fine vita, e può essere riutilizzato un numero altissimo di volte, se gestito bene”, così Alessandro Trentini a “il Foglio

La plastica è, infatti, un materiale che potenzialmente può essere riciclato infinite volte. Il punto cruciale è avviare correttamente la plastica al processo di riciclo.

Secondo uno studio ad esempio nel 2016 in Italia sono stati prodotti 3,4 milioni di tonnellate di rifiuti in plastica: di questi solo il 29 per cento è stato riciclato.

Sono necessari, dunque, investimenti in ricerca per poter riciclare quantità di plastica sempre maggiori e un grande senso di responsabilità civile da parte di tutti i cittadini poiché il processo di riciclo parte dalla raccolta differenziata.

Per poter riciclare è necessario differenziare bene!

 

iRyciclo Play produce ed installa eco-raccoglitori per la raccolta differenziata incentivata

Entra nel mondo iRyciclo Play anche tu!

Corepla e Coripet: i consorzi della plastica

Parliamo sempre più di raccolta differenziata della plastica e dell’importanza del riciclo.

In Italia come funziona la filiera della raccolta-riciclo della plastica?

Nel novembre del 1997 ai sensi del d.lgs 22/97,  è stato istituito il Consorzio Corepla regolato dal Decreto Legislativo 152/06.

A inizio 2017  contava 2.589 imprese consorziate, appartenenti all’intera filiera degli imballaggi in plastica (per le categorie C e D la partecipazione è del tutto volontaria):

Categoria A: imprese produttrici o importatrici di materia prima per la produzione di imballaggi in plastica

Categoria B: imprese produttrici o importatrici di imballaggi in plastica

Categoria C: imprese utilizzatrici che producono i propri imballaggi in plastica o importano merci imballate

Categoria D: imprese che riciclano o recuperano rifiuti di imballaggio in plastica

COREPLA stipula convenzioni per il conferimento della raccolta differenziata urbana con il singolo Comune o con il soggetto al quale il Comune ha rilasciato una delega formale ( es. azienda di raccolta).

Si occupa principalmente di imballaggi in plastica da imballaggio post-consumo provenienti dalla raccolta differenziata urbana ma collabora anche con impianti per il recupero di imballaggi in plastica provenienti dalle attività produttive (industria e commercio).

Plastica o plastiche?

Ogni materia plastica (polimero) possiede caratteristiche chimiche, fisiche, meccaniche e funzionali diverse che la rendono adatta a specifiche applicazioni; sarebbe più giusto parlare infatti di plastiche.

Nel riciclo, dunque, è importante un processo di selezione, che Corepla affida ai CSS (centri di selezione) che suddividono la plastica proveniente dalla raccolta urbana nelle seguenti categorie:

bottiglie in PET (acque minerali, bibite, ecc.) incolori

bottiglie in PET azzurrate

bottiglie in PET altre colorazioni

flaconi in polietilene ad alta densità-HDPE (detersivi, saponi, ecc.)

film in polietilene (sacchetti, confezioni di bottiglie, imballi di elettrodomestici, ecc.)

cassette per ortofrutta (la cui raccolta non è gestita da COREPLA)

imballaggi misti (prevalentemente rigidi e flessibili in polietilene o polipropilene).

Coripet: bottle to bottle

Menzione importante merita anche Coripet: un consorzio volontario tra produttori, converter e riciclatori di bottiglie in PET.

Riconosciuto dal Ministero dell’Ambiente, Coripet ha creato un sistema innovativo finalizzato alla gestione diretta di bottiglie in PET per uso alimentare.

I produttori che immettono sul mercato questo tipo di imballaggio – per confezionare acqua, latte, bibite, olio – aderendo al consorzio autonomo CORIPET adempiono agli obblighi derivanti dall’EPR (“Extended Producer Responsibility”) di gestione del fine vita dei propri imballaggi immessi sul mercato.

Il consorzio è istituito tra:
produttori (imprese che producono imballaggi finiti per liquidi alimentari utilizzati per il confezionamento dei propri prodotti – acqua, bibite, olio, latte)
converter (imprese che producono i semilavorati, come le preforme, e gli accessori, come i tappi, delle bottiglie in PET per liquidi alimentari)
riciclatori (imprese che riciclano le bottiglie in PET e in possesso del parere positivo EFSA per la produzione di rPET idoneo al diretto contatto alimentare)

La sfida ulteriore di CORIPET è il “bottle to bottle”: l’attivazione di una filiera italiana chiusa per il riciclo del PET.
Le bottiglie di plastica PET, immesse sul mercato dalle aziende produttrici consorziate, vengono raccolte e riciclate per diventare rPET che può essere usato nella produzione di nuove bottiglie.

Una scelta per l’ambiente: più si ricicla, meno plastica si produce.

 

*Le immagini sono solo a scopo illustrativo di un'eventuale collaborazione, non dichiarano false affermazioni

I paesi asiatici rifiutano la nostra plastica

La Malesia rispedisce ai mittenti 150 container di plastica

Yeo Bee Yin, ministro dell’ambiente malesiano

Se ci sono persone che vogliono vedere questo Paese come la discarica del mondo, stanno sognando quindi noi rimandiamo indietro il carico”

Yeo Bee Yin, ministro dell’ambiente della Malesia, ha twittato così dopo la sua decisione di rispedire al mittente 150 container di plastica che erano stati trasportati illegalmente da 13 paesi “ricchi” come Stati Uniti, Regno Unito, Giappone, Spagna, Canada ecc…

Ha inoltre aggiunto che le spese per il trasporto non saranno a carico della Malesia ma dei paesi da cui provengono.

Non è la prima volta per il ministro malesiano. Lo aveva fatto a maggio 2019, quando la Malesia era stata costretta a rispedire in Spagna 5 container e il governo di Kuala Lumpur aveva dichiarato di aver scoperto altri 60 container di rifiuti illegalmente importati e provenienti da Usa, Canada, Regno Unito e Australia.

Il governo ha poi dichiarato di voler rispedire, entro la metà del 2020, altri 110 container di rifiuti che ad oggi sono fermi nei porti della Malesia.

Non solo la Malesia…

Tra il 2018 e il 2019, alcuni paesi asiatici hanno imposto divieti e restrizioni sulle importazioni di rifiuti plastici:

– Nell’estate del 2018 il Vietnam ha smesso di concedere nuove licenze agli importatori e ha annunciato di voler vietare interamente le importazioni entro il 2025.

-La Thailandia, dove negli ultimi due anni sono arrivate grandi quantità di rifiuti plastici anche dalla Cina, ha intenzione di vietare le importazioni già dal 2021.

Taiwan ha imposto agli importatori di trattare solo rifiuti plastici provenienti da una singola fonte, più facile da riciclare.

-L’India ha emanato due diversi divieti sulle importazioni, dopo che il primo era stato ampiamente aggirato in quanto poco chiaro sui tipi di plastica vietati.

Il riciclo è la risposta

Per anni il più grande importatore di rifiuti plastici è stata la Cina, che però da gennaio 2018 ha vietato l’importazione di 24 tipi di rifiuti, scegliendo di comprare solo quelli più puri e adatti a essere riciclati.

Nel 2019 187 paesi hanno firmato a Basilea una convenzione che proibisce di esportare rifiuti plastici nei paesi che non danno il loro esplicito assenso, a partire dal gennaio del 2021.

Soltanto i rifiuti  precedentemente ripuliti e smistati, potranno circolare liberamente: gli altri avranno bisogno del permesso apposito del paese dove sono spediti.

La tecnologia messa a punto da iRyciclo Play fa si che i rifiuti conferiti siano di qualità (non inquinati) e adatti ad essere riciclati.

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